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giovedì 13 novembre 2008

Il sacrificio evitabile


Ancora una volta, dopo cinque anni da quando la tragedia è avvenuta, ci troviamo ad interrogarci sul significato della morte dei nostri carabinieri a Nassirya. Le televisioni, i quotidiani e i settimanali celebrano e glorificano la figura di questi eroi dei giorni nostri. E questo è perfettamente condivisibile.
Ma a nessuno viene in mente di porsi una domanda fondamentale: era davvero necessaria quella immane strage? Molti di voi penseranno che i nostri carabinieri hanno perso la vita, l'hanno donata oserei dire, per portare la pace in un paese martoriato dal genocidio e dalla dittatura prima e dalla guerra poi. Tutto vero. Se non fosse che parliamo di guerra, se non fosse che con l'intervento dell' "occidente" in Iraq non si sono risolti i problemi di un popolo che è stato privato di un principio universalmente riconosciuto che è quello del diritto alla autodeterminazione. Se non fosse che in nome della pace sono morti in tanti, anche donne, vecchi e bambini, e che continuano a morire ogni giorno.
Una missione di guerra mascherata artatamente da missione di pace. E i nostri soldati, come i soldati degli altri paesi che sono intervenuti in territorio iraqeno, sono stati illusi con quel miraggio che in tutto il mondo è conosciuto come PEACE.
Di chi sono le responsabilità di quello che avviene tra il Tigri e l'Eufrate, in una terra dove con ogni probabilità ha avuto inizio anche la nostra civiltà? Questa è una domanda difficile ma forse la risposta è più che semplice, sebbene scomoda e moralmente ripugnante: la responsabilità è di un uomo solo, George W. Bush, probabilmente il peggior presidente degli Stati Uniti della storia. Un uomo che è stato in grado di trascinare nella sua idiozia anche altri piccoli uomini, che da soli sarebbero stati insignificanti ma che hanno voluto dare un contributo sostanziale nella scrittura di una delle pagine più nere della storia del secolo.
Ancora una volta, e purtroppo, la logica dell'economia e del profitto spregiudicato (inutile che ricordi qui che "George Einstein Bush" produce armi negli USA o che possiede pozzi petroliferi) ha giocato un ruolo determinante e ancora una volta, come sempre, ha seminato morte e distruzione accompagnate dal ghigno dei fautori di questo disastro.
E le conseguenze a lungo termine di una gestione tanto fallimentare di un problema così delicato (fallimentare per noi, non per i signori della guerra) è quella che oggi abbiamo tutti sotto gli occhi: un'economia in recessione; un'economia che è in un affanno tale da non potersi prevedere se e quando ne uscirà. Intanto aumentano i poveri nel mondo, si continua a morire di dissenteria (avete capito bene) e la disoccupazione è diventato il problema minore da affrontare.
Ora è il momento di porsi nuovamente la stessa domanda: è giusto mandare figli, mariti, padri a morire in una guerra in cui non è possibile credere per farli tornare a casa con una croce sul petto, lo stesso petto che verrà bagnato da lacrime amarissime?
A voi la risposta...

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