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mercoledì 18 febbraio 2009

Ti chiamano puttana


Il sapore di quelle sere
quando ti struggi in pianti infiniti
schiacciata dal peso di un amore
quello che non troverai mai;
il sapore di quelle sere
passate da sola accanto a un fuoco
a guardare quegli idioti passare
tu che vorresti un abbraccio.
E ti senti così incompresa,
mentre sospiri tra le lacrime,
non c'è nessuno al mondo
capace di guardarti dentro.
Il sapore di quelle sere
quelle così lunghe senza sapore
con un libro tra le mani
che leggi e non ti prende
perché è lontana la tua mente.
Il sapore di quelle sere
quando ti abbandoni alle fredde carezze della notte
che ti scivola sulla pelle
e non ti importa di niente.
Ti chiamano puttana
e ogni volta sbiadisci di più
perché sei sola su quella strada,
perché ti vedi vuota,
tu che guarisci i vuoti altrui.
Ti chiamano puttana
e ti bramano con ardore
quei piccoli, insignificanti nulla
a te che per poco li fai sentire tutto,
a te che ti concedi triste.
Loro esultano sopra il tuo corpo
ma tu non ci sei...
E ti chiamano puttana.

Una leggenda dice: "Il fumo uccide"

A voi la campagna pubblicitaria antifumo realizzata con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.





E se lo Stato smettesse di vendere le sigarette? TAC!!!

lunedì 9 febbraio 2009

Addio Eluana, effimera farfalla senza ali.


E così anche la vita di Eluana è arrivata al punto di non ritorno. Penserete senz'altro che a un punto di non ritorno in realtà ci fosse da moltissimi anni. Forse è come dite voi. O forse no.
Si può giustificare in tanti modi il gesto e le battaglie di una famiglia che non ce la faceva più a vedere il fantasma di una figlia, una bella ragazza, disteso in un letto d'ospedale; ogni giorno, per 17 lunghissimi anni, gli occhi dei genitori di Eluana hanno guardato il suo volto immobile e senza espressione cercando la forza per comprendere l'orrore in cui era costretta a vivere quella effimera farfalla senza ali. I primi giorni immediatamente successivi all'incidente, giorni terribili di angoscia, sono passati con la speranza che la giovane potesse tornare ad incrociare lo sguardo dei genitori con i suoi begl'occhi luccicosi. Vana speranza.
A quel tempo se ne è sostituito un'altro fatto di una consapevolezza sempre crescente che probabilmente Eluana non si sarebbe svegliata più. Non l'avrebbero più vista sorridere.
E allora anche i dubbi hanno assalito la famiglia Englaro: Eluana non risponde agli stimoli esterni, è in coma vegetativo. Cosa poteva escludere che in tutto questo lei non patisse atroci sofferenze? Non lo sapevano ed erano costretti a vivere con questa profonda tristezza che avvelenava le loro giornate. Ogni volta che vedevano quel viso innocente si sarebbero chiesti cosa era più giusto fare.
Intanto il tempo passava, lentamente. E in loro si faceva sempre più forte il desiderio di porre fine a quel martirio. Fino a che, ormai assuefatti al dolore, hanno iniziato il loro personale calvario con la giustizia, una giustizia che tra le sue maglie non contempla la dolce morte.
Ma quando tutto sembrava compromesso l'hanno spuntata; ce l'hanno fatta: hanno ottenuto la sentenza che gli ha consentito di sospendere terapie e nutrimento assistito di Eluana. Sono bastati pochi giorni e la mora dal sorriso raggiante, perché così ci hanno abituato a vederla in fotografia, si è abbandonata alla morte.
Fine di atroci e ingiustificate sofferenze o ardire spaventoso della volontà umana che prevale su una morale che vede chi compie un gesto del genere come un comune assassino di provincia?
E' difficile, tanto, troppo difficile rispondere a una domanda di tal cotta. E' una di quelle domande che, per il mistero che cela, sembra sovrastare l'umana conoscenza. Ed è sempre così quando la giustificazione per atti come quelli eutanasici deve essere cercata nell'etica. L'etica è per definizione un sentimento intimo e individualissimo che si vuole estendere per analogia all'universalità dei soggetti che diciamo umani. In effetti però niente come l'etica è così soggettivo ed opinabile. Ciò che sembra giusto a me può essere aberrante per un altro. Tant'è!
Non mi sento di giudicare. Non ne sono in grado. Ciò che posso dire è che si è trattato di una scelta che qualcuno condividerà ma che altri osteggeranno fortissimamente; e sarà così fino a che l'uomo si dovrà misurare con sfide di questa grandezza che cozzano violentemente con la sua natura finita.

Ciao Eluana