Ricerca personalizzata

lunedì 24 novembre 2008

Storie di abusi e di uomini frustrati


Non è raro il caso in cui, sfogliando i giornali, ci si imbatte in vicende legate ad abusi sessuali perpetrati nei confronti di donne e, ancora di più, nei confronti di bambini.
E proprio leggendo il giornale apprendo di un 31enne che dietro la promessa di merendine e di pochi spiccioli, approfittando dell'amicizia con la famiglia della vittima, abusava da più di un mese di un bambino di appena 11 anni.

Il caso ha voluto che proprio la madre del bimbo abbia scoperto il "mostro" (è l'unico epiteto che mi viene in mente per descrivere un individuo tanto abbietto) mentre compiva l'atto nella stanza da letto del minore. La madre ha dato quindi l'allarme e l'uomo, che nel frattempo era fuggito a gambe levate, è stato assicurato alla giustizia dalle forze dell'ordine.
Altro caso: il datore di lavoro di un uomo siciliano abusava sessualmente da più di due anni del figlio minore dell'uomo con la connivenza dello stesso che taceva per paura di perdere il lavoro. Taceva per non perdere il lavoro e intanto mandava il figlio a perdersi.
Cosa succede nella mente di chi pone in essere atti di questo tipo? A parere degli psichiatri c'è una vera e propria spinta ossessiva ed esclusiva a intendere il rapporto sessuale con bambini come l'unica possibilità di estrinsecazione sessuale. Sembra una definizione molto complicata ma volendola tradurre in parole più semplici, suonerebbe pressapoco come segue: è pedofilo il soggetto che riesce a immaginare (e poi pone in essere) la sua vita sessuale esclusivamente con bambini di età inferiore ai 12 anni (limite peraltro controverso).

E in realtà i reati connessi all'abuso sessuale sui minori sono molto frequenti dato che spesso, per configurare la fattispecie di reati di pedofilia non è necessario il contatto fisico con la vittima: si pensi agli atti osceni, alla riproduzione di materiale pornografico o pedopornografico effettuati nei confronti dei minori.
Guardando i numeri si può affermare che almeno il 30% delle donne e il 15% degli uomini ha subito abusi da parte dei pedofili. Percentuali molto alte che danno un'idea della diffusione del problema.
Di pari passo con la pedofilia va la violenza sessuale nei confronti delle donne. In questo caso però le ragioni che spingono all'atto violento sono diverse, a parere dello scrivente, da quelle che spingono un uomo o una donna ad abusare di un infante.

Alla base della violenza sessuale sulle donne (che è quella statisticamente più rilevante rispetto alla avversa violenza sessuale sugli uomini) sta spesso una frustrazione di base da parte del soggetto che si macchia di questo vilissimo atto. Una frustrazione che spinge in alcuni casi anche ad atti estremi che sfiorano la tragicommedia. Fa sorridere ad esempio, con tutto il rispetto per l'anziana donna che ha subito la violenza, la vicenda di una 82enne che è stata violentata da un uomo di 39 anni a Roma.
Atti in ogni caso sempre condannabili e che suscitano sdegno in chi ne viene a conoscenza. Atti che è necessario impedire perché minano profondamente e per sempre i soggetti che li subiscono. Per questo l'appello che si può fare, come sempre e come per ogni tipo di reato contro la persona, è quello che si inaspriscano le pene e che le stesse vengano applicate veramente. E finalmente.

domenica 23 novembre 2008

Santa Maria dei Filippi da Costanzinopoli in trono


Gentili ed affezionati lettori, è giunto il momento di porre la nostra attenzione a quello che quotidianamente passa in televisione nella fascia oraria che dovrebbe essere protetta.
Mi spiego: l'altro pomeriggio, in una delle rare e brevi occasioni della giornata in cui guardo la televisione, mi sono imbattuto per puro caso in una trasmissione che porta avanti una missione umanitaria di dimensioni colossali: trovare una donna sufficientemente idiota, scegliendo tra una antologia di esemplari unici, ad uno degli uomini, peraltro anch'essi di dubbia intelligenza, che a turno siedono su di una non meglio specificata sedia foderata a mo' di cattedra. Una sorta di "mission impossible" che per intercessione di Santa Maria dei Filippi da Costanzinopoli in trono va però sempre a buon fine.
E la varietà dei personaggi, siano essi maschili che femminili, che è possibile ammirare in questo programma è davvero vasta ed assortita.

Fin qui, direte voi, non c'è nulla da obiettare. Si cerca di far convolare a giuste nozze due esemplari di portatori sani di idiozia strappandoli ad un futuro incerto e solitario. Ma la missione umanitaria finisce qui.
Io invece, e come al solito, qualcos'altro da aggiungere ce l'avrei perché ho la cattiva abitudine di vedere del marcio in ogni dove.

Il punto, come già accennato precedentemente, è che queste trasmissioni avvengono in fasce orarie che dovrebbero garantire programmi adatti ad un pubblico di bambini. Ed io mi voglio calare proprio nei panni di un bambino che capitasse a vedere uno spettacolo del genere. In breve quello che penserei, con tutta probabilità e con tutta l'ingenuità di cui sono capaci i bambini:
"Aspetta. Fammi capire... cioè: normalmente un uomo solo può scegliere, come se fosse al supermercato, quale fidanzata portare a cena fuori? Quindi è normale avere più di una fidanzata... Si, deve essere per forza così visto che si fanno i regali, si abbracciano, escono insieme, si baciano perfino. E io che credevo che mamma e papà fosser
o gli unici normali al mondo... Che sfigati! Soprattutto il mio babbino. Passare una vita intera sempre e solo con la stessa donna mentre ci si potrebbe divertire mooolto di più. Io non sarò così, io diventerò come Salvatore o come quel grand'uomo di Costantino. Si. Ho deciso: da grande farò il tronista".
E il discorso, ovviamente, potrebbe essere valido anche per una bambina. Con la differenza che mentre il bambino impara a pensare alle donne come ad un oggetto inanimato di cui si può disporre a piacimento, la bambina imparerà a considerare normale il comportamento di futuri uomini che incontrerà sulla sua strada e che la tratteranno come un bellissimo fiore da tenere in vaso con l'avvertenza che potrebbero presto stancarsi e trovarsi un altro fiore.
Insomma, potremmo trovarci in una situazione per cui i sentimenti verrebbero interpretati in modo diverso da uomini e donne.
Una situazione come questa...
Non so perché ma più guardo la televisione e più mi accorgo di quanto nero sia l'orizzonte.

In piedi; entra il Giudice


Anche la luce rifulge annoiata
in questa scura aula di tribunale.
Ognuno con il suo bel costume
e tutti con mille maschere in borsa.


Si dice Giustizia e sopra sta scritto:
"La legge è uguale per tutti"
e il monito poggia sulle braccia
di un pallido crocifisso.


Questioni preliminari, difesa e PiEmme
e il Giudice sfoglia migliaia di onde
che frullano come ali d'uccello
sotto le dita periziose.


Si corrono pericoli mitici
di cadere sotto i colpi di articoli,
non di guerra, non di giornale
ma di generiche, risibili amenità.


Beata incoscienza di chi è dietro al banco
che si convince di aver capito,
che anche se sa che c'è il mentitore
si fa latore della mendace sentenza.


Tutti in piedi!
S'ascolta il verbo:
"L'imputato è condannato
ai sensi dell'articolo ... a mesi sei di reclusione."
Ma intanto la pena è sospesa
e non verrà fatta menzione.


giovedì 20 novembre 2008

A Silvio


Silvio, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando i capelli eran tuoi
sulla capoccia liscia e tonda,
e tu, lieto e pensoso il limitare
di Palazzo Chigi salivi?

Sonavan le quiete
stanze, e le vie d'intorno,
al tuo perpetuo riso,
allor che all'opre decretizia intento
sedevi, assai contento
di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
così menare il giorno.

Io gli studi leggiadri
talor lasciando e le sudate carte,
ove il tempo mio primo
e di me si spendea la miglior parte,
d'in su gli schermi del paterno Tg
porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce
che innalzava le faticose corna.
Mirava il ciel sereno,
le vie dorate e gli orti,
e quinci a te di nuovo, e quindi il monte.
LINGUA MORTAL NON DICE
QUEL CH'IO SENTIVA IN SENO.


Che pensieri soavi,
che speranze, che cori, o Silvio mio!
Quale allor mi apparia
la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
un delitto mi preme
acerbo e sconsolato,
e tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura
perchè non rendi poi
quel che prometti allor? Perché fai tanto
scemi i figli tuoi?


Tu pria che l'erbe inaridisse il verno
avei già portato l'Italia all'inferno,
ridevi, o tenerello. E non vedevi
l'ora di ridere di più;
non ti molceva il core
la dolce lode alle defunte chiome
or degli sguardi incazzati e non schivi;
ne teco i Compagni ai dì festivi dell'Unità
ragionavan di onestà.


Anche perìa fra poco
la speranza mia: di non vederti proprio
mai più a guida di uno Stato
rubato e depredato. Ahi come,
come ancora qui sei,
caro Silviuccio, compagno della loggia,
mio lacrimato sdegno!
Questa è l'Italia? Questi
i debiti, le leggi ad personam, i lodi,
che merita ogni italiano?
Questa la sorte delle umane genti?
All'apparir del vero
io, misero, mi adirai: e tu con la mano
la fredda morte ed una Italia ignuda
strizzandoti pensavi.

... per fortuna che Silvio c'è!

mercoledì 19 novembre 2008

Fallimenti d'oltreoceano


Ricordate il mito americano dell'economia solida e in salute? Dimenticatelo. Sembra proprio che i nostri amici americani dopo aver esportato in tutta Europa i fast food, la cola e Happy days stiano ora importando dal nostro paese una grande moda: il "fallimento all'italiana". Colossi immobiliari e banche ciclopiche prima, l'intero settore automobilistico poi. Aderiscono tutti, ed anche in fretta, a questo meraviglioso trend che sta strozzando l'economia mondiale.
Così General Motors, Ford e Chrysler dopo aver mietuto allori per aver posto in essere la cosiddetta "finanza creativa" ne raccolgono ora i frutti: licenziando migliaia di lavoratori, perdendo milioni di dollari ogni giorno in borsa e aumentando paurosamente il tasso di disoccupazione degli States e non solo, visto che le loro fabbriche sono sparse un po' su tutto il globo.
Ma come in tutte le favole che si rispettino si avverte il bisogno del lieto fine. Per questo (e credo per nessun altro motivo plausibile) GM, Ford e Chrysler si sentono in diritto di far giungere il loro grido di aiuto a Washington, fino alle grandi orecchie delicate del Congresso. Ed è una voce molto grossa quella che usano le tre principali case automobilistiche degli USA.
In fin dei conti chiedono complessivamente sussidi per 25 miliardi di dollari, qualcosa come circa 20 miliardi di euro. Bazzecole. Soprattutto se si pensa che cifre di quella entità sarebbero in grado di portare benefici ben più ampi in zone depresse del mondo.
E perché poi i contribuenti americani dovrebbero sostenere queste fabbriche allo sfascio? Per lo stesso motivo per cui i contribuenti italiani hanno dovuto sostenere per "millenni" la Fiat. In fondo quelle americane sono case automobilistiche che hanno attuato sempre una politica esuberante. Costruiscono automobili enormi, con motori enormi, con prezzi enormi, con consumi enormi e che nessuno vuole più, ignorando quella che è invece la tendenza attuale. Quelli però, per tutta risposta, pretendono di continuare a costruirle.
Non sarò un mostro di logica ma fabbricare beni che il mercato non richiede non mi pare una cosa molto intelligente da fare.
Di più: se un'azienda privata che ha incassato in precedenza milioni di dollari fallisce perché è stata mal gestita non si può pensare di ridarle ossigeno con aiuti pubblici. E' una forzatura che falsa le regole della concorrenza libera e leale e che rischia di introdurre un precedente pericolosissimo.
Se invece del principio dei sussidi statali passasse quello della responsabilità personale e diretta degli amministratori e dei proprietari delle imprese, è facile ritenere che molte aziende non subirebbero mai l'onta della bancarotta. E se anche questo dovesse accadere, ci sbarazzeremmo di molti sciacalli della finanza che pur di fare profitti nell'immediato non sono in grado di investire correttamente sul futuro. Che liberazione!

martedì 18 novembre 2008

"... la guerra è bella anche se fa male..."


Ci sono poche parole che possano servire a commentare immagini come quella qui sopra. Avrei voluto mostrarvi gli occhi di quel bambino o di altri che come lui muoiono vedendosi negati i diritti più elementari; mettervi davanti a quegli sguardi vuoti e persi nella disperazione più profonda, una disperazione senza fine o con una fine sola, sempre la stessa: Morte.
Avrei voluto farlo per scuotervi fin nell'intimo, per farvi vedere finalmente cosa succede nel mondo mentre le nostre più grandi preoccupazioni sono: "Miseriaccia! Mi si è scaricato il cellulare!" o ancora: "Chi uscirà dall'Isola? Il conte Vlad Luxuria o forse Velen Rodriguita?".
Avrei voluto farlo ma non serve, perché quella immagine fa male anche così com'è in tutta la sua spudorata realtà. Ora sapete. Muoiono! E senza aver mai potuto sorridere una sola volta, perché non se lo possono permettere.
Questo è un invito a riflettere. I bambini nelle condizioni di quello nella foto sono centinaia di migliaia in tutto il centro Africa. Più particolarmente la situazione è drammatica nella zona a cavallo tra Ciad e Sudan che prende il nome di Darfur.
In quest'area dall'inizio dei conflitti, circa 5 anni fa, sono già morte almeno 400.000 persone (a fronte delle 10.000 vittime dichiarate dal governo sudanese) ma si stima che possano essere anche di più; una media di 10.000 civili al mese tra cui appunto bambini e donne. E non sono solo mine, bombe e proiettili a seminare morte: in Darfur mancano aiuti umanitari adeguati, assistenza medica e strutture idonee. Così si muore di fame, di sete ed anche di malattie che in occidente fanno sorridere.
Per questo le cifre riportate sono destinate a crescere in maniera esponenziale mentre tutta la vicenda passa sotto silenzio. Silenzio figlio di una vigliacca omertà dei governi e dei media dei nostri paesi "democratici e civili".
E' una situazione che definire drammatica significherebbe sminuirla, ridicolizzarla. Siamo tutti responsabili di quello che accade ai nostri fratelli, in tutto il mondo. E se non volete gridare per donne stuprate e bambini depredati della dignità e della vita, io mi tiro fuori. Non voglio diventare un "essere disumano".

lunedì 17 novembre 2008

Il Governo e la contraccezione



Va bene toccare il fondo ma addirittura fermarsi a scavare per andare ancora più giù... come si fa? Eppure si può. Ne è la dimostrazione il fatto che il nostro Governo abbia proposto di introdurre una iniezione di contraccettivo dagli effetti a lunga durata (circa 12 mesi) da somministrare, udite udite, già alle tredicenni.
Non è difficile pensare a quali potrebbero essere le conseguenze immediate. Intanto si favorirebbe una certa promiscuità anche tra i giovanissimi. Immaginate, infatti, giovani sicuri di non rischiare gravidanze indesiderate quello che potrebbero combinare. Non so, ma pare che questa proposta venga direttamente da sessantottini figli dei fiori piuttosto che da uomini e da donne impettiti che si fregiano del titolo di "Onorevole". E forse è proprio così, visto che nel nostro Parlamento l'età media è piuttosto alta.
Ma forse quella della promiscuità sessuale, che da peraltro un messaggio distorto della sessualità e dell'amore, è la conseguenza minore.
I contraccettivi di tipo farmacologico (non quelli meccanici ovviamente) se assunti con costanza producono effetti sul lungo termine che non sono ben chiari nemmeno agli esperti. C'è chi afferma che siano assolutamente innocui e c'è chi li descrive come agenti cancerogeni piuttosto importanti. Figurarsi se si può stare tranquilli su una "bomba ormonale", quale deve essere l'iniezione in questione, che assicura un periodo di copertura di ben 12 mesi...
Un progetto, quello del Governo, quanto meno criticabile e attaccabile su più fronti. La speranza, visto che l'intenzione sarebbe quella di promuovere la somministrazione del farmaco in apposite cliniche della contraccezione (il solo pensarci da i brividi), è che il Governo torni sui suoi passi e rifletta attentamente sulla situazione. Una decisione sbagliata dal vertice potrebbe provocare una nuova rivoluzione sessuale e non è assolutamente detto che questa possa essere positiva.

La bestialità degli uomini


Tutti voi conoscerete i delfini, questi animali così affascinanti e pieni di vita. Quando si pensa ad essi ciò che viene in mente sono le loro scorribande nel grande blu, i loro salti a pelo d'acqua, le loro acrobazie spettacolari e al limite del possibile. Bene. Dimenticate un momento queste belle immagini e guardate il video che segue. Attenzione: ha un contenuto molto forte.




Avevate mai pensato ai delfini in questi termini? I giapponesi si. Ma non siamo qui per discutere della giustizia o meno di mangiare un delfino. Quello è un fatto puramente culturale.
Qui parliamo piuttosto del metodo di cattura di questi splendidi animali e soprattutto del modo in cui vengono uccisi. E' un vero e proprio rito: vengono trascinati sull'asfalto, sgozzati con lame affilatissime e lasciati morire soffocati mentre il sangue sgorga come da una sorgente d'acqua tra atroci e lunghissime agonie. Spesso vengono fatti a pezzi prima ancora che siano morti e il mare si tinge di rosso.
Questa sorte non tocca solo a tursiopi e consimili. Anche le balene sono nel mirino dei pescherecci nipponici per un mercato che sembra apprezzare particolarmente la loro carne. Insomma, queste imbarcazioni si attrezzano di tutto punto per diventare vere e proprie macellerie sul mare.
Non si può tollerare che animali di qualsiasi specie vengano uccisi in modi tanto barbari e con l'uso di una bestialità ferina. Premetto che mangio carne anch'io ma spero e mi piace pensare che il manzo che mangio non venga ucciso in quel modo. Ma con i delfini è anche peggio. Sono animali che hanno sviluppato un sistema di comunicazione molto sofisticato; cacciano in branco avendo elaborato finissime strategie di caccia e dimostrano di possedere un qualche sentore di intelligenza.
Per questo è necessario che qualcuno controlli e lo faccia sul serio. Anche perché privare una biosfera di un predatore (come i delfini o i capodogli) significa alterare equilibri che probabilmente non si ritroveranno più.
Pensateci e protestate... tollerare rimanendo indifferenti non è più possibile.

domenica 16 novembre 2008

Sulla strada

Le case si inseguono con insistenza
dal finestrino del treno.
In fondo colline di terra stanca
sono state gettate da qualcuno;
portano ancora il segno del caldo estivo:
brune come il tardo sole della sera.
I pensieri nella testa, come le case tra loro
che sembrano tanto distanti

ma sono sulla stessa strada.

venerdì 14 novembre 2008

Reality sciò, sciò... pussa via



Eccoci ora a trattare una delle piaghe più dolorose che affliggono l'intero pianeta, più dolorosa delle piaghe bibliche anche perché ormai si sono superati i limiti dei sette anni di vacche magre... e in tv albergano solo vacche grasse.

Grande Fratello, L'Isola dei Famosi, La Talpa, La Fattoria, La Pupa e il Secchione, Amici, X-Factor, in un crescendo di pazzia all'ultimo stadio. E la cosa più interessante è che c'è qualcuno che ha definito questi programmucoli: "culturali". Culturali... che idea bassa ci stanno facendo avere della cultura, del sapere, dell'amore per la scoperta, della meraviglia dei bambini di fronte a qualcosa di potente e straordinario come la vita!
Quel che è peggio in questo marasma generale è che i personaggi (perché di personaggi si tratta) che prendono parte a questi reality show, poi mettono radici stabili in televisione fornendo materiale utilizzabile agli straordinari sceneggiatori televisivi. Così non si limitano a far danni per il periodo in cui recitano la particina che gli viene assegnata nel reality, ma si spingono oltre: vogliono strafare; non sanno fare nulla eppure di quel nulla vogliono farne una ragione di vita. E ci riescono. Comparsate televisive nei programmi satellite a quelli che ospitano il reality, nei programmi domenicali (altro triste capitolo da trattare in separata sede), in quelli notturni, presenze nelle discoteche ed anche alle feste di paese.
E poi gli chiedono: "Cosa vorresti fare in futuro?" e loro: "Beh, ho sempre avuto una grande passione per la recitazione. Vorrei diventare il nuovo Gassman". Hanno sempre avuto una passione per la recitazione... Anch'io ho una passione sfrenata per dire minchionate, ma non vado a fare l'opinionista in tv!
Ma vi rendete conto? Avete solo una vaga idea di cosa combinano queste realizzazioni televisive di bassa lega? Pensate a quale possa essere l'impatto che hanno su bambini ed adolescenti?
Il meglio che possa capitare e che in effetti sta capitando è che questi reality si stanno trasformando in un fenomeno di costume; e non potrebbe essere altrimenti dato che le televisioni, tanto quella pubblica che quelle private, ci somministrano la stessa sbobba da oltre un decennio. Sono a corto di idee e riciclano. Che volete, hanno uno spiccato senso ambientalista... piuttosto che mettere in discariche abusive tutti quei "signor nessuno", inquinando irreparabilmente il nostro habitat, preferiscono tenerli chiusi in quella scatola e tirarli fuori ogni tanto. In fondo lo fanno per noi, perché ci amano, ci stimano.
La conseguenza peggiore però sta nel fatto che i bambini e gli adolescenti assorbono tutto ciò che passa in televisione e lo prendono per buono. Così diventano normali i tradimenti, le liti futili, il "fancazzismo", l'indifferenza, il modello dei soldi facili e subito, del successo istantaneo senza sacrifici. Per questo i bambini crescono pretendendo,
per il solo fatto di essere nati, di avere tutto dalla vita, non comprendendo il significato del lavoro, della famiglia, degli affetti sani. E un bambino che cresce in questo modo diventa un adolescente pericoloso, incapace di empatia, pronto a tutto pur di fare ciò che vuole, fingendo di essere libero ma in realtà gridando a gran voce il suo bisogno di aiuto, di regole. E se questo bisogno di aiuto non viene percepito dai genitori (e cioè il modello a cui dovrebbero ispirarsi veramente) è molto probabile che l'adolescente trasformerà il suo disagio in violenza.
Sembrerà pazzesco, lo so, ma la televisione può fare veramente molto male. E' un mezzo potentissimo che viene usato nella maniera sbagliata: anche in essa comanda, infatti, la logica economica.
E' per questo che sento il bisogno di scrivere a caratteri cubitali "PIERO ANGELA, NON MORIRE MAI!"

Il mare della tranquillità


Se guardando l'orizzonte si potesse capire
chi vive e chi muore,
chi resta e chi parte,
chi piange e chi piange.

Se chiudendo bene gli occhi si potesse sentire
la forza di ogni vento,
il peccato e la santità,
il gioco e la vanità.

Se fermando il respiro si potesse pensare
alle cose che fanno bene,
a quelle che fanno male,
al fuoco che brucia dentro.

Se restando davanti a uno schermo si potesse immaginare
una vita nuova,
una terra senza catene,
una strada senza sassi

chi non tornerebbe sui suoi passi?
Chi non si farebbe ammazzare per vivere davvero?
Chi non proverebbe compassione per un uomo sincero?

Vorrei raccontarti di mondi diversi
ma non conosco altra storia che valga la pena
e ti dirò per questo di mille cuori infranti,
di cavalieri erranti,
di martiri e di santi
e di una certa armonia
così bella eppure così labile
che battendo le palpebre si spezza
e anche a volerlo non torna interezza.

Se si potessero imprimere i colori nei ricordi
tutto parrebbe più semplice:
la sofferenza della nostalgia
sarebbe un bellissimo arcobaleno.

giovedì 13 novembre 2008

Nuova Ferrari 430 Scuderia Spider M16


E' stata da poco presentata l'ultima nata in casa Ferrari, la California, e nemmeno il tempo di riprendere fiato che ha fatto il suo ingresso nel jet set la nuova F430 Scuderia Spider M16. Ha debuttato al Mugello per festeggiare il 16° titolo costruttori della casa modenese nel campionato di Formula 1 appena concluso e sin dalle prime impressioni dimostra di essere una vettura in grado di lasciare senza fiato. Gli appassionati ad un solo sguardo sentiranno percorrere la schiena da un brivido di piacere. Il brivido che solo le auto del Cavallino sanno dare. A questo si può aggiungere, senza dubbio, il pizzico di esclusività in più che da il fatto di guidare una spider. E non è una spider qualunque. Per rendersene conto basta dare un'occhiata alle caratteristiche di questo "mostro" a quattro ruote che, per inciso, verrà prodotto in serie limitata a 499 esemplari: peso a secco di 1340 kg (80 kg in meno rispetto alla canonica F430 Spider); 510 cv erogati da un motore 90° a V aspirato da 4.308 cc; accelerazione 0-100 km/h in 3,7"; velocità massima 315 km/h; cambio robotizzato a sei marce con doppia frizione e comandi al volante che assicura cambiate fulminee; freni carboceramici per frenate al limite della fisica. Insomma, ancora una volta alla Ferrari hanno fatto un lavoro magistrale, per la gioia degli appassionati che avranno la fortuna di potersene permettere una data la tiratura limitata ma soprattutto dato il prezzo che si aggirerà intorno a € 260.000,00.
E noi continuiamo a sognare ad occhi aperti.

Il sacrificio evitabile


Ancora una volta, dopo cinque anni da quando la tragedia è avvenuta, ci troviamo ad interrogarci sul significato della morte dei nostri carabinieri a Nassirya. Le televisioni, i quotidiani e i settimanali celebrano e glorificano la figura di questi eroi dei giorni nostri. E questo è perfettamente condivisibile.
Ma a nessuno viene in mente di porsi una domanda fondamentale: era davvero necessaria quella immane strage? Molti di voi penseranno che i nostri carabinieri hanno perso la vita, l'hanno donata oserei dire, per portare la pace in un paese martoriato dal genocidio e dalla dittatura prima e dalla guerra poi. Tutto vero. Se non fosse che parliamo di guerra, se non fosse che con l'intervento dell' "occidente" in Iraq non si sono risolti i problemi di un popolo che è stato privato di un principio universalmente riconosciuto che è quello del diritto alla autodeterminazione. Se non fosse che in nome della pace sono morti in tanti, anche donne, vecchi e bambini, e che continuano a morire ogni giorno.
Una missione di guerra mascherata artatamente da missione di pace. E i nostri soldati, come i soldati degli altri paesi che sono intervenuti in territorio iraqeno, sono stati illusi con quel miraggio che in tutto il mondo è conosciuto come PEACE.
Di chi sono le responsabilità di quello che avviene tra il Tigri e l'Eufrate, in una terra dove con ogni probabilità ha avuto inizio anche la nostra civiltà? Questa è una domanda difficile ma forse la risposta è più che semplice, sebbene scomoda e moralmente ripugnante: la responsabilità è di un uomo solo, George W. Bush, probabilmente il peggior presidente degli Stati Uniti della storia. Un uomo che è stato in grado di trascinare nella sua idiozia anche altri piccoli uomini, che da soli sarebbero stati insignificanti ma che hanno voluto dare un contributo sostanziale nella scrittura di una delle pagine più nere della storia del secolo.
Ancora una volta, e purtroppo, la logica dell'economia e del profitto spregiudicato (inutile che ricordi qui che "George Einstein Bush" produce armi negli USA o che possiede pozzi petroliferi) ha giocato un ruolo determinante e ancora una volta, come sempre, ha seminato morte e distruzione accompagnate dal ghigno dei fautori di questo disastro.
E le conseguenze a lungo termine di una gestione tanto fallimentare di un problema così delicato (fallimentare per noi, non per i signori della guerra) è quella che oggi abbiamo tutti sotto gli occhi: un'economia in recessione; un'economia che è in un affanno tale da non potersi prevedere se e quando ne uscirà. Intanto aumentano i poveri nel mondo, si continua a morire di dissenteria (avete capito bene) e la disoccupazione è diventato il problema minore da affrontare.
Ora è il momento di porsi nuovamente la stessa domanda: è giusto mandare figli, mariti, padri a morire in una guerra in cui non è possibile credere per farli tornare a casa con una croce sul petto, lo stesso petto che verrà bagnato da lacrime amarissime?
A voi la risposta...