Non è raro il caso in cui, sfogliando i giornali, ci si imbatte in vicende legate ad abusi sessuali perpetrati nei confronti di donne e, ancora di più, nei confronti di bambini.
E proprio leggendo il giornale apprendo di un 31enne che dietro la promessa di merendine e di pochi spiccioli, approfittando dell'amicizia con la famiglia della vittima, abusava da più di un mese di un bambino di appena 11 anni.
Il caso ha voluto che proprio la madre del bimbo abbia scoperto il "mostro" (è l'unico epiteto che mi viene in mente per descrivere un individuo tanto abbietto) mentre compiva l'atto nella stanza da letto del minore. La madre ha dato quindi l'allarme e l'uomo, che nel frattempo era fuggito a gambe levate, è stato assicurato alla giustizia dalle forze dell'ordine.
Altro caso: il datore di lavoro di un uomo siciliano abusava sessualmente da più di due anni del figlio minore dell'uomo con la connivenza dello stesso che taceva per paura di perdere il lavoro. Taceva per non perdere il lavoro e intanto mandava il figlio a perdersi.
Cosa succede nella mente di chi pone in essere atti di questo tipo? A parere degli psichiatri c'è una vera e propria spinta ossessiva ed esclusiva a intendere il rapporto sessuale con bambini come l'unica possibilità di estrinsecazione sessuale. Sembra una definizione molto complicata ma volendola tradurre in parole più semplici, suonerebbe pressapoco come segue: è pedofilo il soggetto che riesce a immaginare (e poi pone in essere) la sua vita sessuale esclusivamente con bambini di età inferiore ai 12 anni (limite peraltro controverso).
E in realtà i reati connessi all'abuso sessuale sui minori sono molto frequenti dato che spesso, per configurare la fattispecie di reati di pedofilia non è necessario il contatto fisico con la vittima: si pensi agli atti osceni, alla riproduzione di materiale pornografico o pedopornografico effettuati nei confronti dei minori.
Guardando i numeri si può affermare che almeno il 30% delle donne e il 15% degli uomini ha subito abusi da parte dei pedofili. Percentuali molto alte che danno un'idea della diffusione del problema.
Di pari passo con la pedofilia va la violenza sessuale nei confronti delle donne. In questo caso però le ragioni che spingono all'atto violento sono diverse, a parere dello scrivente, da quelle che spingono un uomo o una donna ad abusare di un infante.
Alla base della violenza sessuale sulle donne (che è quella statisticamente più rilevante rispetto alla avversa violenza sessuale sugli uomini) sta spesso una frustrazione di base da parte del soggetto che si macchia di questo vilissimo atto. Una frustrazione che spinge in alcuni casi anche ad atti estremi che sfiorano la tragicommedia. Fa sorridere ad esempio, con tutto il rispetto per l'anziana donna che ha subito la violenza, la vicenda di una 82enne che è stata violentata da un uomo di 39 anni a Roma.
Atti in ogni caso sempre condannabili e che suscitano sdegno in chi ne viene a conoscenza. Atti che è necessario impedire perché minano profondamente e per sempre i soggetti che li subiscono. Per questo l'appello che si può fare, come sempre e come per ogni tipo di reato contro la persona, è quello che si inaspriscano le pene e che le stesse vengano applicate veramente. E finalmente.
E proprio leggendo il giornale apprendo di un 31enne che dietro la promessa di merendine e di pochi spiccioli, approfittando dell'amicizia con la famiglia della vittima, abusava da più di un mese di un bambino di appena 11 anni.
Il caso ha voluto che proprio la madre del bimbo abbia scoperto il "mostro" (è l'unico epiteto che mi viene in mente per descrivere un individuo tanto abbietto) mentre compiva l'atto nella stanza da letto del minore. La madre ha dato quindi l'allarme e l'uomo, che nel frattempo era fuggito a gambe levate, è stato assicurato alla giustizia dalle forze dell'ordine.
Altro caso: il datore di lavoro di un uomo siciliano abusava sessualmente da più di due anni del figlio minore dell'uomo con la connivenza dello stesso che taceva per paura di perdere il lavoro. Taceva per non perdere il lavoro e intanto mandava il figlio a perdersi.
Cosa succede nella mente di chi pone in essere atti di questo tipo? A parere degli psichiatri c'è una vera e propria spinta ossessiva ed esclusiva a intendere il rapporto sessuale con bambini come l'unica possibilità di estrinsecazione sessuale. Sembra una definizione molto complicata ma volendola tradurre in parole più semplici, suonerebbe pressapoco come segue: è pedofilo il soggetto che riesce a immaginare (e poi pone in essere) la sua vita sessuale esclusivamente con bambini di età inferiore ai 12 anni (limite peraltro controverso).
E in realtà i reati connessi all'abuso sessuale sui minori sono molto frequenti dato che spesso, per configurare la fattispecie di reati di pedofilia non è necessario il contatto fisico con la vittima: si pensi agli atti osceni, alla riproduzione di materiale pornografico o pedopornografico effettuati nei confronti dei minori.
Guardando i numeri si può affermare che almeno il 30% delle donne e il 15% degli uomini ha subito abusi da parte dei pedofili. Percentuali molto alte che danno un'idea della diffusione del problema.
Di pari passo con la pedofilia va la violenza sessuale nei confronti delle donne. In questo caso però le ragioni che spingono all'atto violento sono diverse, a parere dello scrivente, da quelle che spingono un uomo o una donna ad abusare di un infante.

Alla base della violenza sessuale sulle donne (che è quella statisticamente più rilevante rispetto alla avversa violenza sessuale sugli uomini) sta spesso una frustrazione di base da parte del soggetto che si macchia di questo vilissimo atto. Una frustrazione che spinge in alcuni casi anche ad atti estremi che sfiorano la tragicommedia. Fa sorridere ad esempio, con tutto il rispetto per l'anziana donna che ha subito la violenza, la vicenda di una 82enne che è stata violentata da un uomo di 39 anni a Roma.
Atti in ogni caso sempre condannabili e che suscitano sdegno in chi ne viene a conoscenza. Atti che è necessario impedire perché minano profondamente e per sempre i soggetti che li subiscono. Per questo l'appello che si può fare, come sempre e come per ogni tipo di reato contro la persona, è quello che si inaspriscano le pene e che le stesse vengano applicate veramente. E finalmente.










