
Ricordate il mito americano dell'economia solida e in salute? Dimenticatelo. Sembra proprio che i nostri amici americani dopo aver esportato in tutta Europa i fast food, la cola e Happy days stiano ora importando dal nostro paese una grande moda: il "fallimento all'italiana". Colossi immobiliari e banche ciclopiche prima, l'intero settore automobilistico poi. Aderiscono tutti, ed anche in fretta, a questo meraviglioso trend che sta strozzando l'economia mondiale.
Così General Motors, Ford e Chrysler dopo aver mietuto allori per aver posto in essere la cosiddetta "finanza creativa" ne raccolgono ora i frutti: licenziando migliaia di lavoratori, perdendo milioni di dollari ogni giorno in borsa e aumentando paurosamente il tasso di disoccupazione degli States e non solo, visto che le loro fabbriche sono sparse un po' su tutto il globo.
Ma come in tutte le favole che si rispettino si avverte il bisogno del lieto fine. Per questo (e credo per nessun altro motivo plausibile) GM, Ford e Chrysler si sentono in diritto di far giungere il loro grido di aiuto a Washington, fino alle grandi orecchie delicate del Congresso. Ed è una voce molto grossa quella che usano le tre principali case automobilistiche degli USA.
In fin dei conti chiedono complessivamente sussidi per 25 miliardi di dollari, qualcosa come circa 20 miliardi di euro. Bazzecole. Soprattutto se si pensa che cifre di quella entità sarebbero in grado di portare benefici ben più ampi in zone depresse del mondo.
E perché poi i contribuenti americani dovrebbero sostenere queste fabbriche allo sfascio? Per lo stesso motivo per cui i contribuenti italiani hanno dovuto sostenere per "millenni" la Fiat. In fondo quelle americane sono case automobilistiche che hanno attuato sempre una politica esuberante. Costruiscono automobili enormi, con motori enormi, con prezzi enormi, con consumi enormi e che nessuno vuole più, ignorando quella che è invece la tendenza attuale. Quelli però, per tutta risposta, pretendono di continuare a costruirle.
Non sarò un mostro di logica ma fabbricare beni che il mercato non richiede non mi pare una cosa molto intelligente da fare.
Di più: se un'azienda privata che ha incassato in precedenza milioni di dollari fallisce perché è stata mal gestita non si può pensare di ridarle ossigeno con aiuti pubblici. E' una forzatura che falsa le regole della concorrenza libera e leale e che rischia di introdurre un precedente pericolosissimo.
Se invece del principio dei sussidi statali passasse quello della responsabilità personale e diretta degli amministratori e dei proprietari delle imprese, è facile ritenere che molte aziende non subirebbero mai l'onta della bancarotta. E se anche questo dovesse accadere, ci sbarazzeremmo di molti sciacalli della finanza che pur di fare profitti nell'immediato non sono in grado di investire correttamente sul futuro. Che liberazione!
Così General Motors, Ford e Chrysler dopo aver mietuto allori per aver posto in essere la cosiddetta "finanza creativa" ne raccolgono ora i frutti: licenziando migliaia di lavoratori, perdendo milioni di dollari ogni giorno in borsa e aumentando paurosamente il tasso di disoccupazione degli States e non solo, visto che le loro fabbriche sono sparse un po' su tutto il globo.
Ma come in tutte le favole che si rispettino si avverte il bisogno del lieto fine. Per questo (e credo per nessun altro motivo plausibile) GM, Ford e Chrysler si sentono in diritto di far giungere il loro grido di aiuto a Washington, fino alle grandi orecchie delicate del Congresso. Ed è una voce molto grossa quella che usano le tre principali case automobilistiche degli USA.
In fin dei conti chiedono complessivamente sussidi per 25 miliardi di dollari, qualcosa come circa 20 miliardi di euro. Bazzecole. Soprattutto se si pensa che cifre di quella entità sarebbero in grado di portare benefici ben più ampi in zone depresse del mondo.
E perché poi i contribuenti americani dovrebbero sostenere queste fabbriche allo sfascio? Per lo stesso motivo per cui i contribuenti italiani hanno dovuto sostenere per "millenni" la Fiat. In fondo quelle americane sono case automobilistiche che hanno attuato sempre una politica esuberante. Costruiscono automobili enormi, con motori enormi, con prezzi enormi, con consumi enormi e che nessuno vuole più, ignorando quella che è invece la tendenza attuale. Quelli però, per tutta risposta, pretendono di continuare a costruirle.
Non sarò un mostro di logica ma fabbricare beni che il mercato non richiede non mi pare una cosa molto intelligente da fare.
Di più: se un'azienda privata che ha incassato in precedenza milioni di dollari fallisce perché è stata mal gestita non si può pensare di ridarle ossigeno con aiuti pubblici. E' una forzatura che falsa le regole della concorrenza libera e leale e che rischia di introdurre un precedente pericolosissimo.
Se invece del principio dei sussidi statali passasse quello della responsabilità personale e diretta degli amministratori e dei proprietari delle imprese, è facile ritenere che molte aziende non subirebbero mai l'onta della bancarotta. E se anche questo dovesse accadere, ci sbarazzeremmo di molti sciacalli della finanza che pur di fare profitti nell'immediato non sono in grado di investire correttamente sul futuro. Che liberazione!
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