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lunedì 5 dicembre 2011

Sospesi


Balena come una furia di tempesta
col rigoglir del petto a sostener la testa:
il volto duro e fermo di chi aspetta,
lo sguardo penetrante di saetta
con l'espressione solida ed immobile
le mani di grinze vuote e tremule;
né un sorriso sulla cupa faccia
e la fatica a fiaccarne le braccia.

Non un amore in fondo al suo cuore
un tempo bella da far clamore.
Un uomo solo nella sua vita
ricordo di una foto ormai sbiadita:
a un uomo solo si era data
che d'amore l'aveva domata.
Ma come il sole brunito s'affossa
e di lacrime lente gli occhi ingrossa
così il destino vile si fece avanti
e stupì, nel fragore, tutti quanti.

Era il tempo del corniolo in fiore
che ogni bimbo guarda con stupore,
il tempo delle tepide giornate,
delle finestre aperte tra le grate.

Giovanni era uscito come sempre:
la falce sulle spalle, nel ventre niente.
Aveva sulla testa un fazzoletto,
in tasca una preghiera: il suo fioretto.
Un piccolo fagotto legato allo strumento
e subito fu appresso al campo di frumento.
Terse la fronte bagnata di sudore,
la luce tagliava il grano con ardore.
La schiena curva sott'al cielo terso
uscì dal verde un sibilo: fu perso!
Un solo istante, fece per fuggire
ma il tempo gli rimase per morire.

Aspetta ancora Lidia accanto all'uscio
che torni a casa l'uomo suo Giovanni,
ma resta in mente solamente un fruscio
come di vento che solleva i panni.