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martedì 14 settembre 2010

Viva l'Italia! Viva il Milan!

"Viva l'Italia! Viva il Milan!"??? Appena ho sentito questa frase quasi non volevo credere alle mie orecchie. E non ci avrei nemmeno dato troppo peso se a pronunciarla fosse stato il classico tifoso della domenica (che ormai sta diventando del lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica per più volte al dì, data la splendida idea di trasmettere partite di calcio praticamente in ogni momento delle nostre giornate). Il fatto è che a pronunciarla è stato invece il nostro caro angelo, quello che si stende a mo' di zerbino ogni qualvolta il generale Gheddafi si affaccia dalle coste della Libia a guardare l'Italia. Per intenderci: quello delle veline al parlamento; quello delle velozze (crasi per creare un neologismo che significa "veline sozze") nei propri salotti o sulle proprie ginocchia; quello delle "ministre" dalla gonna corta quanto il cervello e dalla mente aperta quanto le gambe. Si, insomma... proprio lui: Silviuccio!
E c'era anche da aspettarselo. Un Primo Ministro (strano che le iniziali di questo titolo ricordino sinistramente quello della pubblica accusa nei processi penali: PiEmme) che è abituato a pontificare con tutti i suoi accoliti che annuiscono zelanti, tanto della loro opinione non se ne frega nessuno, che ha acquistato in modi più o meno fantasiosi proprietà immobiliari rimarchevoli, che ha piazzato fondi di esorbitanti entità all'estero, che ha visto miracolosamente aumentare il fatturato annuo delle sue aziende da quando scese in politica quasi un ventennio fa (che Dio lo abbia in gloria). Un Primo Ministro, dicevo, che è abituato a considerare proprio tutto quello che sventuratamente gli passa sotto gli occhi, non poteva non considerare come sua proprietà l'Italia stessa. E non parlo dell'Italia intesa come squadra calcistica ma della nazione con annessi e connessi. 
Questo tale assimila l'Italia al Milan. Tratta il nostro paese come se fosse proprietà privata. E per di più  continua a essere tenuto in scacco da uno come Bossi che con la bandiera sappiamo bene cosa ci farebbe, anche perché non ha perso occasione per dimostrare al mondo la sua imbecillità.
E intanto, non so perché, non so per come, sono mesi che un brivido mi corre lungo la schiena e finisce per farmi drizzare tutti i capelli. Ho uno strano sentore, una sensazione sgradevole di tragedia già vissuta, un deja-vu terrorizzante. Rivedo il consenso della gente, ormai svuotata di ogni sentimento critico, captato con una facilità disarmante con l'abuso di ogni mezzo, lecito e illecito, per giustificare qualsiasi malefatta. In questo clima si innesta una larga corrente di intolleranza verso il "diverso", l'estraneo da se, l'"alieno" che viene sposata da questi masnadieri. Ed io mi ritrovo con lo stesso peso sul cuore che ho provato entrando a Dachau! Possibile che non ci sia modo per scuotere le coscienze della gente? Possibile che un percorso atroce e selvaggio come quello che ha sconvolto l'umanità a metà del secolo scorso venga a riproporsi? 
Dio solo sa come uomini di così bassa lega, nelle condizioni di difficoltà economica globale in cui ci siamo calati (ovviamente anche a causa della loro politica irresponsabile e interessata) e che riflettono sulle acque stagnanti di una crisi sociale probabilmente senza precedenti, possano trovare terreno fertile per compiere azioni che in condizioni normali mai gli verrebbero permesse. Speriamo solo che questa mia strana ma così reale sensazione finisca per rivelarsi come la sensazione che si prova svegliandosi da un brutto sogno: così verosimile eppure irreale.