Ricerca personalizzata

lunedì 1 novembre 2010

Le regole della follia




Scoprirti nudo di fronte alla realtà
senza che niente possa coprirti, mai più.
Sapere che non hai compreso il senso
di parole buttate solo per ferire, per fare male.
Guardare gli occhi di chi ti è sempre stato accanto
e capire che non li hai mai avuti con te.

Ed io ho lottato, strenuamente, con forza
per avere in cambio un sorriso,
un gesto, un caldo ricordo di vita.
Io, nascosto sotto una dura scorza,
io, derubato, ucciso e deriso,
io, con la coscienza prostituita.
io, ladro di umanità che sferza
io, finito come un fiore reciso 
io che lo so: la morte è servita.

E capire che non li hai mai avuti con te,
sapere che non hai compreso il senso.
Guardare gli occhi di chi ti è sempre stato accanto,
scoprirti nudo di fronte alla realtà
di parole buttate solo per ferire, per fare male
senza che niente ti possa coprire, mai più.

sabato 30 ottobre 2010

Lettera aperta a Sabina Guzzanti


     Cara Sabina,

ti scrivo perché ne sento il bisogno; sento prepotente il bisogno di manifestare la mia vicinanza al tuo agire, unico nell'immobilismo generale indotto da un clima che non si respira più nemmeno a Cuba o, peggio ancora, nei Konzentrationslager nazionalsocialisti. Perdonerai se uso questa forma confidenziale ma ti seguo da molti anni, pur essendo, tanto io quanto tu stessa, giovane per cui ti sento come una persona di famiglia.
Stanotte, tardi come è mio solito perché, come un vampiro assetato di conoscenza, amo leggere, informarmi e scrivere con il favore delle tenebre (anche perché prima non ne avrei il tempo senza essere interrotto dai mille affanni che catturano le mie giornate sempre troppo brevi), stanotte dicevo, ho voluto guardare il tuo film documentario "Draquila" e l'ho fatto con cognizione di causa. Da abruzzese residente nella provincia dell'Aquila ho voluto correre il rischio di essere ferito dalle immagini che mi attendevo di rivedere. Ed è stato esattamente come me lo sono prefigurato: sconcertante, pauroso, annientante, straziante e, purtroppo, assolutamente vero! Guardavo quelle immagini e le riconoscevo dolorosamente uguali a quelle che sono impresse nella mia memoria. Sono passati molti mesi ormai eppure, ogni volta che ci penso, sento quei momenti così vicini che è come fossero accaduti solo poco fa. E pensare che qui le case non sono crollate. Ma lì, a L'Aquila, sono venute giù come castelli di carte scossi da un flebile flusso d'aria... un respiro. Quel Terremoto molti respiri ha fermato in gola a chi non ha avuto nemmeno il tempo di gridare. Quel Terremoto ha spazzato via sogni, dignità, futuro e non solo vite. Quel Terremoto ha sconvolto coscienze e non solo un territorio. Quel Terremoto, con la sua scia di annientamento, avrebbe potuto fare meno danni di quelli che ha fatto; se solo ci fosse stata la volontà di impedirlo! Quel Terremoto è stato cavalcato dal titano che non si è fatto scrupolo alcuno di fare affari sulla pelle di poveri innocenti. Io so solo che nessuno sarebbe dovuto morire quella notte. Non ho perso nessuno in quel tragico 6 aprile tra i miei conoscenti, eppure è come se avessi perso 308 familiari. Perché io c'ero a guardare negli occhi degli aquilani pieni di stupore e lacrime, solo poche ore dopo che il Mostro aveva ingoiato tutto. Io ho visto occhi rugosi chiedere aiuto senza aprire bocca. Ho ascoltato il silenzio lacerante dell'attesa, dell'incertezza, della scossa più forte. Ma qualcuno ha cavalcato l'onda!
Il punto è sempre quello: viviamo in un Paese, che ormai fatico a identificare con il mio Paese, che è stato sfigurato, violentato, dileggiato da qualcuno che non avrebbe dignità nemmeno di stare tra i suoi pari, all'Inferno! E il peggio deve ancora venire. Temo, purtroppo, che non abbiamo ancora visto fino a che punto saprà e vorrà spingersi. Temo che gli italiani si siano talmente assuefatti all'illegalità, alla mancanza di rispetto verso il prossimo, alla mancanza di pietas (laicamente intesa) da avere perso il dono dello stupore e dell'indignazione. Possibile che non ci sia nessuno che abbia la forza di ribellarsi con ogni stilla del suo sangue a questo scempio?
A volte mi capita di rileggere la nostra Costituzione, così... per non permettere che, cancellandola dai libri, la possano cancellare anche dalla mia memoria. La ripercorro con lo sguardo e mi domando quante vite umane quel documento sia costato alla nostra giovane democrazia. I nostri nonni hanno combattuto da eroi costretti a nascondersi anche sulle montagne aquilane per annientare l'oppressione prima ancora dell'oppressore, per far assaporare a noi tutti il gusto ineguagliabile della LIBERTA'. Libertà... come è stato svilito questo termine un tempo altisonante! Sembra quasi vuoto, privo di significato. Come può un Paese dove a governarci è uno che quanto meno ha a che fare con la mafia (è "amico" di Dell'Utri o no?), che si porta a letto ragazzine sprovvedute e che cedono alla sua bramosia accecate dall'aura di potere che emana dalla sua figura, che disprezza profondamente le donne al contrario di quello che vuol far passare attraverso le sue televisioni, che a proposito di televisioni e mezzi di comunicazione è capace di piegare il consenso a suo piacimento attraverso la manipolazione sfacciata della realtà, che mente come un novello Pinocchio (e che ha la stessa faccia... di legno), che oltre al consenso piega le leggi alla sua malata volontà, che fa della violenza il suo biglietto da visita, che aborra la democrazia additandola come il peggiore dei mali possibili (e lo fa ogni volta che attacca la Magistratura, il Capo dello Stato e le altre istituzioni)... come può un Paese in queste condizioni dirsi libero? Come può un Paese dove l'uomo che ci governa semina corruzione, opacità e disonestà, con l'intento di lasciarci i suoi degni successori, pensare di essere libero anche solo per un istante? E' semplice: non può!
Al caro Berlusconi lascio un monito che farebbe tremare le ossa anche al più stolto degli uomini, che taglierebbe le gambe alle certezze anche dell'uomo più scellerato a condizione che abbia una coscienza (cosa che dubito fortemente se provo a immaginare la sua). Glielo lascio tanto per informarlo che io non ci sto! Che se ci sarà da combattere per riaffermare quei principi di cui ci vuole spogliare, io rispondo: "Presente!". Prendo in prestito il monito da un uomo che non ha bisogno di presentazioni (un po' come lui solo al contrario): Piero Calamandrei.

"Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi" [...]

     Grazie per quello che fai. Con affetto e profonda stima

     f.to Alessandro Croce

lettera inviata all'indirizzo mail di Sabina Guzzanti il 30 ottobre 2010 alle ore 2:48 

mercoledì 27 ottobre 2010

Suicidio




Qui ci vivo anch'io
qui dove chi è tenero si toglie la vita.
Qui ci vivo anch'io
qui dove chi ama la giustizia finisce in galera.
Qui ci vivo anch'io
qui dove chi paga le tasse è solo un cretino.
Qui ci vivo anch'io
qui dove chi lavora per vivere si stanca di vivere.
Qui ci vivo anch'io
qui dove chi è corrotto insegna all'università della vita.
Qui ci vivo anch'io
qui dove chi infrange la legge è colui che fa la legge.
Qui ci vivo anch'io
qui dove chi ammazza il Paese, governa il Paese.
Qui ci vivo anch'io.
Ma adesso basta!

venerdì 22 ottobre 2010

Campi di battaglia


E caddero ancora.
Come prima. Con molto rumore,
tra colonne di terra sottile
nel frastuono di cento cannoni.

Col ferro si taglia l'erba;
col fuoco si brucia la stoppia.

Non esigo una risposta.
La vita è calore che scorre
del colore del sole alla sera.
Il vento degli ultimi respiri
infetta l'aria di morte
nel turbinare di grida stroncate
tutto cade ed anche il più forte.

martedì 14 settembre 2010

Viva l'Italia! Viva il Milan!

"Viva l'Italia! Viva il Milan!"??? Appena ho sentito questa frase quasi non volevo credere alle mie orecchie. E non ci avrei nemmeno dato troppo peso se a pronunciarla fosse stato il classico tifoso della domenica (che ormai sta diventando del lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica per più volte al dì, data la splendida idea di trasmettere partite di calcio praticamente in ogni momento delle nostre giornate). Il fatto è che a pronunciarla è stato invece il nostro caro angelo, quello che si stende a mo' di zerbino ogni qualvolta il generale Gheddafi si affaccia dalle coste della Libia a guardare l'Italia. Per intenderci: quello delle veline al parlamento; quello delle velozze (crasi per creare un neologismo che significa "veline sozze") nei propri salotti o sulle proprie ginocchia; quello delle "ministre" dalla gonna corta quanto il cervello e dalla mente aperta quanto le gambe. Si, insomma... proprio lui: Silviuccio!
E c'era anche da aspettarselo. Un Primo Ministro (strano che le iniziali di questo titolo ricordino sinistramente quello della pubblica accusa nei processi penali: PiEmme) che è abituato a pontificare con tutti i suoi accoliti che annuiscono zelanti, tanto della loro opinione non se ne frega nessuno, che ha acquistato in modi più o meno fantasiosi proprietà immobiliari rimarchevoli, che ha piazzato fondi di esorbitanti entità all'estero, che ha visto miracolosamente aumentare il fatturato annuo delle sue aziende da quando scese in politica quasi un ventennio fa (che Dio lo abbia in gloria). Un Primo Ministro, dicevo, che è abituato a considerare proprio tutto quello che sventuratamente gli passa sotto gli occhi, non poteva non considerare come sua proprietà l'Italia stessa. E non parlo dell'Italia intesa come squadra calcistica ma della nazione con annessi e connessi. 
Questo tale assimila l'Italia al Milan. Tratta il nostro paese come se fosse proprietà privata. E per di più  continua a essere tenuto in scacco da uno come Bossi che con la bandiera sappiamo bene cosa ci farebbe, anche perché non ha perso occasione per dimostrare al mondo la sua imbecillità.
E intanto, non so perché, non so per come, sono mesi che un brivido mi corre lungo la schiena e finisce per farmi drizzare tutti i capelli. Ho uno strano sentore, una sensazione sgradevole di tragedia già vissuta, un deja-vu terrorizzante. Rivedo il consenso della gente, ormai svuotata di ogni sentimento critico, captato con una facilità disarmante con l'abuso di ogni mezzo, lecito e illecito, per giustificare qualsiasi malefatta. In questo clima si innesta una larga corrente di intolleranza verso il "diverso", l'estraneo da se, l'"alieno" che viene sposata da questi masnadieri. Ed io mi ritrovo con lo stesso peso sul cuore che ho provato entrando a Dachau! Possibile che non ci sia modo per scuotere le coscienze della gente? Possibile che un percorso atroce e selvaggio come quello che ha sconvolto l'umanità a metà del secolo scorso venga a riproporsi? 
Dio solo sa come uomini di così bassa lega, nelle condizioni di difficoltà economica globale in cui ci siamo calati (ovviamente anche a causa della loro politica irresponsabile e interessata) e che riflettono sulle acque stagnanti di una crisi sociale probabilmente senza precedenti, possano trovare terreno fertile per compiere azioni che in condizioni normali mai gli verrebbero permesse. Speriamo solo che questa mia strana ma così reale sensazione finisca per rivelarsi come la sensazione che si prova svegliandosi da un brutto sogno: così verosimile eppure irreale.

venerdì 20 agosto 2010

La lettera del soldato


Voglio consumarmi di abbracci,
bruciare col calore di un amore riposto
tenuto dentro al cuore con un lucchetto
e messo chiuso a chiave nel fondo di un cassetto
da aprire con te sola al solito posto
legandolo al polso con solidi lacci:
perché non scappi
perché non scoppi
perché non voli via
perché non mi assalga la malinconia.

sabato 7 agosto 2010

Lo scrigno delle meraviglie


Se un respiro mi spaventa,
se la luce del sole è sgomenta,
se di vivere non so fare senza,
se a guarirmi non basta la scienza,
se guardando i tuoi occhi tremo,
se desidero le tue labbra e fremo,
se una nota nell'aria è lamento,
se pensare chi eri è tormento,
se un delirio mi illumina la faccia,
se voglio stare tra le tue braccia,
se la vita ha ali di farfalla,
se non so più stare a galla,
se penso che nessuno capisca,
se col coltello si va alla conquista,
se penso a te e non ci sei,
se cerco conforto da un foglio di carta,
se a guardare bene non importa,
se di tutto questo ho consapevolezza,
mastico e sputo con grande amarezza.

martedì 6 luglio 2010

Nichilismi


Quando una vita finisce
un equilibrio si spezza,
un viso amato sparisce
e il resto è solo tristezza.

Quando uno sguardo si spegne
un mondo intero si perde:
cadono lacrime indegne
legate a fragili corde.

Quando una voce si rompe
un pianto atroce la chiama,
il tempo tutto corrompe
e taglia come una lama.

Quando una vita finisce
finisce ora o in eterno;
ogni colore imbrunisce:
è proprio questo lo scherno.

A Bruna

venerdì 21 maggio 2010

La scure della censura silente

Dalla Costituzione delle Repubblica italiana:
Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
[...]

Mai come in questi ultimi periodi, l'affermazione di un principio quale quello appena riportato appare come un'allucinazione, un miraggio, una "fata morgana" nel deserto della morte della Democrazia.
Persino le agenzie internazionali che monitorano la libertà di stampa nel mondo ci relegano a posizioni sempre più basse. E intanto c'è qualcuno che afferma: "La libertà di stampa? In Italia ce n'è fin troppa."
Evviva Dio. In Italia ne abbiamo fin troppa. Talmente tanta che vengono cambiati direttori di tg nazionali come fossero bruscolini. Gli stessi direttori appena insediati si sbrigano a eliminare i giornalisti "dissidenti," quelli che ancora avrebbero qualcosa da dire, quelli con una dignità non facilmente calpestabile, quelli che puntano i piedi in maniera talmente convinta che altrettanto carinamente vengono messi in condizione di non più nuocere. E i tg delle reti pubbliche cominciano come per magia ad assomigliare tutti a "Studio aperto."
Il regime di questo ha bisogno, di manipolare le opinioni della massa nel modo più efficace e veloce possibile. E checché se ne dica il mezzo più consono per questo tipo di operazioni è e resta sempre la televisione.
Lo fa con la pubblicità. Jean-Luc Godard ha definito la pubblicità come il fascismo del nostro tempo. Goffredo Fofi va anche oltre e afferma: "Per spingere al consumo la pubblicità manipola il consenso, colonizza l'immaginario, i sogni, e istruisce la politica, che impara dalla pubblicità e si inventa una nuova arte del governare approfittando di un mezzo invadente e onnipresente come la televisione" [...]. Ed in effetti questa nostra politica, quanto meno quella di una certa parte della società, per intenderci quella malata e priva di ogni principio morale condivisibile e condiviso, ha compreso esattamente il messaggio lanciato dal marketing pubblicitario più selvaggio e irriverente e ha trasformato tutta l'attività di governo di un popolo in strumento di ricerca di un consenso acritico e apatico.
E l'italiano medio, di fronte a questa farsa che fa? Si indigna? S'incazza? Prende a schiaffi la classe dirigente? Nulla di tutto questo. Guarda la televisione con gli spot del regime e si fa brillare gli occhi con tutte quelle menzogne senza battere ciglio. La cosa peggiore è che queste vicende avvengono alla luce del sole. La censura opera come ai tempi dell'Inquisizione: tutto viene passato al vaglio del regime e tutto prima di essere stampato o divulgato è soggetto al preventivo Imprimatur del Titano. L'aggravante rispetto ai tempi dell'Inquisizione è che oggi tutti hanno la possibilità di vedere ciò che accade, di informarsi attentamente, di valutare criticamente. Solo che tanto brava è la nostra politica da aver convinto la gente che non ne vale la pena. E così tutto questo scivola sulla pelle degli italiani che anzi applaudono attoniti ai loro finti eroi che alzano la voce ai comizi richiamando alla memoria comizi ben peggiori da finestre molto più illustri.
A ben rifletterci poi perfino la tanto decantata Democrazia non è mai esistita, altro che libera espressione del pensiero. Il potere il popolo non ce l'ha mai avuto davvero. Non siamo noi a scegliere chi ci governa. Vogliono farcelo credere. Chi decide di scendere in politica sa di poterselo permettere. Ha le risorse per farlo; e così ci ritroviamo con gente che nella peggiore delle ipotesi fa impresa e fattura già di suo qualche centinaia di migliaia di euro l'anno, magari denunciandone meno di un decimo. E poi ha anche la sfacciataggine di comprare case a prezzi stracciati in zone di grande valore storico culturale fingendo, una volta beccata con le mani in pasta, che la casa era sua non sapendo chi ne abbia pagato il prezzo a suo tempo. Quella stessa gente che sa aspettare nell'ombra che lo scandalo passi nel dimenticatoio, ché tanto con gli italiani apatici e acritici ci vuole al massimo un paio d'anni, per poi riproporsi come una peperonata mal cotta e peggio digerita.
Quella medesima gente fonda nuovi partiti con la stessa facilità con cui una buona massaia è in grado di impastare un'ottima crostata. Solo che nel primo caso il risultato non è allo stesso modo ottimo. Anzi. Sa di riciclaggio di politici sporchi, brutti e cattivi.
Spero solo che se in tutto questo Cristo dovesse tornare tra noi, lo faccia per fermarsi di nuovo a Eboli, perché se tornasse come dicono le Scritture "per giudicare i vivi e i morti," sarebbe tentato dall'istituire una succursale dell'Inferno che chiamerebbe, con tutta probabilità, Italia.

giovedì 11 febbraio 2010

Rosandra



Sopra al colle stava un castello,
la neve lo copriva di candido mantello;
il sole lo prendeva ogni giorno alle spalle,
primavera donava ai suoi sassi mille rose gialle.

Ad una finestra della torre più forte
stava Rosandra ad aspettar la sorte.
Molti i cavalieri da regni lontani
venivano in fila a baciarle le mani.

Ma Rosandra amava con cuore leggero
e giocava e correva come levriero.
Quel giorno rosso fuoco la passione s'accese
e allo sguardo dell'amato infine s'arrese.

Il bel cavaliere dagli occhi di cielo
la baciò sulla fronte e partì avventuriero;
prima di andare giurò con fierezza
amore eterno e lasciò una carezza.

La nave che lo portava in terra avversa
finì in fondo al mare, la dissero persa.
Perì in un momento il sogno sperato,
perì ogni promessa di amore giurato.

Le grida di Rosandra percorser le terre:
malediva cavalieri, scudi, spade e guerre.
Rosandra piangeva la vita finita,
la beltà spezzata, la gioia tradita.

E il suo dolore stringeva sì forte il petto
che il cielo pietoso la volse di getto
in muta pietra che si erge silente.
Anche le lacrime non furono niente

disperate corrono ancora nella valle
e danno forza alle rose di ricoprire il colle;
disperate annegano nell'acque impetuose
a soffocare le grida in cascate spumose.

sulla leggenda della Val Rosandra, nei pressi di Trieste