Ricerca personalizzata

giovedì 21 maggio 2009

L'Italia e le parole dimenticate






Democrazia: forma 
di governo in cui il potere è retto dal popolo.







Libertà: facoltà dell’uomo di agire 
e di pensare in piena autonomia.









Onestà: caratteristica di ciò che è improntato all’adesione di principi morali,
universalmente riconosciuti come validi, di rettitudine, probità e lealtà.







Uguaglianza: principio etico e politico secondo il quale tutti gli uomini 
hanno pari dignità umana e sociale e gli stessi diritti.







Giustizia: valore, principio etico che consiste nel riconoscere 
e rispettare i diritti di ogni singolo individuo, 
valutando correttamente i meriti e le colpe di ognuno.

sabato 2 maggio 2009

Muore la ragione. Resta, sola, la speranza


L'Aquila, 6 aprile 2009 ore 3.32 a.m.: la terra si scuote, lo fa con una violenza inaudita quasi a volersi scrollare di dosso quel lieve torpore in cui era caduta dal 1703; quasi a voler ricordare a tutti: "Sono qui, mi avete sottovalutata, dimenticata, maltrattata ed io sono rimasta in silenzio per illudervi di una immortalità sciocca." E si è mossa. Si è sollevata. Ha lasciato cadere case, scuole, ospedali e vite. Incurante e maligna terra di montagna! Un boato pauroso ha squarciato l'oscurità, un grido di terrore ha aperto la strada alla catastrofe. La gente, quella che fa la storia, è stata vittima della storia. Ha spalancato gli occhi nella notte non capendo bene cosa stesse per accadere o forse comprendendolo fin troppo. Qualcuno ha pensato: 
"E' la fine, la mia fine!" ed è stato così. Secondi di interminabile tremore, di muri e soffitti che si muovevano come serpenti velenosi sotto la spinta del sisma. Gli edifici non hanno retto; non potevano. O magari si? 
Molti sono morti sepolti da quella stessa casa, amara casa che si doveva prendere cura di chi l'aveva costruita con tanti sacrifici, tra mille problemi, dopo molte rinunce. Qualcuno è morto insieme a tutta la sua famiglia fotografato in un istante terrificante mentre cercava di strappare alla morte almeno i suoi figli, ponendosi a scudo fra le macerie che precipitavano e il loro bene più prezioso. Tra le grida dei bimbi che imploravano protezione e quelle delle madri che non sono riuscite ad essergli vicine, s'è consumata l'immane tragedia. 
Tragedia fatta di gente che correva nella pece della notte, cercando di mettersi in salvo mentre insieme alle case crollavano i sogni, mentre insieme ai sogni crollava il futuro.
Triste destino quello della gente di montagna. Per generazioni combatti con una terra che non ti ha dato mai niente perchè non può, cercando di addolcirla, di renderla meno ostile. Pensi di esserci riuscito e Lei, la Terra, ti si ritorce contro a volerti dire che non ha proprio bisogno delle tue attenzioni, della tua premura. E come sceglie di ribellarsi a te? Nel modo più osceno che ci sia: ti colpisce nel sonno e non ti da scampo. Ti strappa ogni bene, ti disintegra, ti toglie la dignità, ti segna profondamente e poi torna silente. Ha avuto l'ultima parola e fiera come una tigre che ha ancora il boccone nelle fauci che grondano sangue, si ritira nella sua tana lasciando che i suoi occhi scintillino nel buio del tempo.
Triste destino quello della gente di montagna. Gente che non sa cosa vuol dire arrendersi. Gente che anche davanti alla grandezza di problemi insuperabili riesce a tenere alta la testa. Io li ho visti. Ho guardato quegli occhi. Ci ho letto sofferenza, paura, angoscia. Ma anche fierezza, dignità e forza infinite. Questo è il popolo della montagna, la gente semplice e sincera che soffre in silenzio per non disturbare, per non mostrare debolezza. Questo è il mio popolo e questa è la mia terra. 
Forza L'Aquila, forza tutti i paesi che sono stati devastati dal terremoto. Tornate splendidi nella vostra semplicità ed austerità.