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venerdì 21 maggio 2010

La scure della censura silente

Dalla Costituzione delle Repubblica italiana:
Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
[...]

Mai come in questi ultimi periodi, l'affermazione di un principio quale quello appena riportato appare come un'allucinazione, un miraggio, una "fata morgana" nel deserto della morte della Democrazia.
Persino le agenzie internazionali che monitorano la libertà di stampa nel mondo ci relegano a posizioni sempre più basse. E intanto c'è qualcuno che afferma: "La libertà di stampa? In Italia ce n'è fin troppa."
Evviva Dio. In Italia ne abbiamo fin troppa. Talmente tanta che vengono cambiati direttori di tg nazionali come fossero bruscolini. Gli stessi direttori appena insediati si sbrigano a eliminare i giornalisti "dissidenti," quelli che ancora avrebbero qualcosa da dire, quelli con una dignità non facilmente calpestabile, quelli che puntano i piedi in maniera talmente convinta che altrettanto carinamente vengono messi in condizione di non più nuocere. E i tg delle reti pubbliche cominciano come per magia ad assomigliare tutti a "Studio aperto."
Il regime di questo ha bisogno, di manipolare le opinioni della massa nel modo più efficace e veloce possibile. E checché se ne dica il mezzo più consono per questo tipo di operazioni è e resta sempre la televisione.
Lo fa con la pubblicità. Jean-Luc Godard ha definito la pubblicità come il fascismo del nostro tempo. Goffredo Fofi va anche oltre e afferma: "Per spingere al consumo la pubblicità manipola il consenso, colonizza l'immaginario, i sogni, e istruisce la politica, che impara dalla pubblicità e si inventa una nuova arte del governare approfittando di un mezzo invadente e onnipresente come la televisione" [...]. Ed in effetti questa nostra politica, quanto meno quella di una certa parte della società, per intenderci quella malata e priva di ogni principio morale condivisibile e condiviso, ha compreso esattamente il messaggio lanciato dal marketing pubblicitario più selvaggio e irriverente e ha trasformato tutta l'attività di governo di un popolo in strumento di ricerca di un consenso acritico e apatico.
E l'italiano medio, di fronte a questa farsa che fa? Si indigna? S'incazza? Prende a schiaffi la classe dirigente? Nulla di tutto questo. Guarda la televisione con gli spot del regime e si fa brillare gli occhi con tutte quelle menzogne senza battere ciglio. La cosa peggiore è che queste vicende avvengono alla luce del sole. La censura opera come ai tempi dell'Inquisizione: tutto viene passato al vaglio del regime e tutto prima di essere stampato o divulgato è soggetto al preventivo Imprimatur del Titano. L'aggravante rispetto ai tempi dell'Inquisizione è che oggi tutti hanno la possibilità di vedere ciò che accade, di informarsi attentamente, di valutare criticamente. Solo che tanto brava è la nostra politica da aver convinto la gente che non ne vale la pena. E così tutto questo scivola sulla pelle degli italiani che anzi applaudono attoniti ai loro finti eroi che alzano la voce ai comizi richiamando alla memoria comizi ben peggiori da finestre molto più illustri.
A ben rifletterci poi perfino la tanto decantata Democrazia non è mai esistita, altro che libera espressione del pensiero. Il potere il popolo non ce l'ha mai avuto davvero. Non siamo noi a scegliere chi ci governa. Vogliono farcelo credere. Chi decide di scendere in politica sa di poterselo permettere. Ha le risorse per farlo; e così ci ritroviamo con gente che nella peggiore delle ipotesi fa impresa e fattura già di suo qualche centinaia di migliaia di euro l'anno, magari denunciandone meno di un decimo. E poi ha anche la sfacciataggine di comprare case a prezzi stracciati in zone di grande valore storico culturale fingendo, una volta beccata con le mani in pasta, che la casa era sua non sapendo chi ne abbia pagato il prezzo a suo tempo. Quella stessa gente che sa aspettare nell'ombra che lo scandalo passi nel dimenticatoio, ché tanto con gli italiani apatici e acritici ci vuole al massimo un paio d'anni, per poi riproporsi come una peperonata mal cotta e peggio digerita.
Quella medesima gente fonda nuovi partiti con la stessa facilità con cui una buona massaia è in grado di impastare un'ottima crostata. Solo che nel primo caso il risultato non è allo stesso modo ottimo. Anzi. Sa di riciclaggio di politici sporchi, brutti e cattivi.
Spero solo che se in tutto questo Cristo dovesse tornare tra noi, lo faccia per fermarsi di nuovo a Eboli, perché se tornasse come dicono le Scritture "per giudicare i vivi e i morti," sarebbe tentato dall'istituire una succursale dell'Inferno che chiamerebbe, con tutta probabilità, Italia.