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giovedì 11 febbraio 2010

Rosandra



Sopra al colle stava un castello,
la neve lo copriva di candido mantello;
il sole lo prendeva ogni giorno alle spalle,
primavera donava ai suoi sassi mille rose gialle.

Ad una finestra della torre più forte
stava Rosandra ad aspettar la sorte.
Molti i cavalieri da regni lontani
venivano in fila a baciarle le mani.

Ma Rosandra amava con cuore leggero
e giocava e correva come levriero.
Quel giorno rosso fuoco la passione s'accese
e allo sguardo dell'amato infine s'arrese.

Il bel cavaliere dagli occhi di cielo
la baciò sulla fronte e partì avventuriero;
prima di andare giurò con fierezza
amore eterno e lasciò una carezza.

La nave che lo portava in terra avversa
finì in fondo al mare, la dissero persa.
Perì in un momento il sogno sperato,
perì ogni promessa di amore giurato.

Le grida di Rosandra percorser le terre:
malediva cavalieri, scudi, spade e guerre.
Rosandra piangeva la vita finita,
la beltà spezzata, la gioia tradita.

E il suo dolore stringeva sì forte il petto
che il cielo pietoso la volse di getto
in muta pietra che si erge silente.
Anche le lacrime non furono niente

disperate corrono ancora nella valle
e danno forza alle rose di ricoprire il colle;
disperate annegano nell'acque impetuose
a soffocare le grida in cascate spumose.

sulla leggenda della Val Rosandra, nei pressi di Trieste