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venerdì 14 novembre 2008

Il mare della tranquillità


Se guardando l'orizzonte si potesse capire
chi vive e chi muore,
chi resta e chi parte,
chi piange e chi piange.

Se chiudendo bene gli occhi si potesse sentire
la forza di ogni vento,
il peccato e la santità,
il gioco e la vanità.

Se fermando il respiro si potesse pensare
alle cose che fanno bene,
a quelle che fanno male,
al fuoco che brucia dentro.

Se restando davanti a uno schermo si potesse immaginare
una vita nuova,
una terra senza catene,
una strada senza sassi

chi non tornerebbe sui suoi passi?
Chi non si farebbe ammazzare per vivere davvero?
Chi non proverebbe compassione per un uomo sincero?

Vorrei raccontarti di mondi diversi
ma non conosco altra storia che valga la pena
e ti dirò per questo di mille cuori infranti,
di cavalieri erranti,
di martiri e di santi
e di una certa armonia
così bella eppure così labile
che battendo le palpebre si spezza
e anche a volerlo non torna interezza.

Se si potessero imprimere i colori nei ricordi
tutto parrebbe più semplice:
la sofferenza della nostalgia
sarebbe un bellissimo arcobaleno.

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