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mercoledì 17 dicembre 2008

La Scarpa che voleva liberare il mondo


"C'era una volta una Scarpa, proletaria e comunista , che apparteneva ad un umile giornalista iraqeno e che lo aveva accompagnato in molti viaggi e in numerose avventure in una terra dove, se non sai correre, muori. E muori perchè vieni inseguito da bombe intelligenti, ma talmente intelligenti che colpiscono tutto quello che capita, senza fare distinzione alcuna, così... tanto per non sbagliare. E se anche sai correre non è detto che tu non muoia perchè sei costretto a fare attenzione a dove metti i piedi per non finire su una mina e i piedi non averceli più. E in questo la Scarpa era riuscita a servire fedelmente il suo padrone, avvertendolo del pericolo che sentiva sotto al suo naso investigativo e salvandogli più volte la vita. Ma ogni volta che il padrone la scampava grazie a lei, la povera Scarpa vedeva caduti a terra tra sangue e lamenti uomini, donne, anziani e perfino bambini. E allora erano grandi le grida di dolore, fortissime le angosce nei cuori e la Scarpa si rammaricava di non poter far nulla per porre fine a quello scempio.
Un bel giorno però, venne in visita nel suo bel paese, il Regno del Petrolio, il responsabile di quanto di brutto stava accadendo in quei posti: l'onnipotente George Cuor di Leone Bush. La Scarpa venne a sapere di questa visita in pompa magna mentre la gente non aveva niente da magna' e andò su tutte le furie. Fu così che cominciò a elaborare un piano per liberare il mondo dalla peggiore delle catastrofi che gli erano capitate fino a quel momento. Parlò al suo padrone con parole soavi e convincenti e gli disse che aveva intenzione di sacrificarsi pur di rendere quel servizio all'umanità. Il padrone, sbalordito e commosso, dapprima si oppose all'insano gesto ma la Scarpa insistette così tanto che un rifiuto non fu più possibile.
E così decisero di passare all'azione. Si introdussero nelle sale reali del Regno del Petrolio ed attesero con pazienza che Cuor di Leone Bush si decidesse a concedere udienza ad alcuni dei sudditi. Il momento propizio si presentò presto. Cuor di Leone Bush stava declamando ai sudditi del Regno del Petrolio le sue intenzioni per l'avvenire, un avvenire tutto tempestato di guerra e violenze. Proprio in quel momento la Scarpa fece un cenno d'intesa al suo padrone. Questi se la sfilò dal piede e, di sottecchi, si alzò brandendo la Scarpa e la lanciò, con gesto supremo, verso Cuor di Leone Bush. La Scarpa durante il volo pensò: "Ecco. E' fatta! Solo un istante e il mondo, per mezzo di me, umile oggetto sempre ai piedi del mio padrone, sarà libero. LIBERO perdio!!!" Nemmeno il tempo che questo pensiero si dileguasse dalla sua mente e che lei aspettasse l'impatto irreparabile, che Cuor di Leone Bush, accortosi del tentativo di porre fine al suo regno di paura, si scansava con un movimento repentino e riusciva ad evitare il colpo. Per la Scarpa fu come svegliarsi da un sogno e ritrovarsi dentro un incubo. Si era sacrificata senza successo... si era divisa dal suo padrone per niente. E la cosa peggiore di tutte era che il male aveva vinto!"
E se ora vi dicessi che questa non è una favola ma è la pura realtà, voi come reagireste? Magari vi verrà da ridere a pensare che un tentativo di omicidio possa essere perpetrato per mezzo di una scarpa. Ma agli inquirenti iraqeni non è venuto da ridere affatto tant'è che il giornalista che ha lanciato le sue scarpe contro George W. Bush è stato incriminato per tentato omicidio e per vilipendio di capo di stato estero. Per quanto riguarda il tentato omicidio dico solo questo: "Ah ah ah!!!". Per quello che invece riguarda la seconda accusa mi esprimerò in parole e non in versi. Un uomo sdegnato ed esasperato perchè il capo di uno stato estero ha deciso autonomamente di invadere il suo paese, può o no esprimere in ogni modo la sua opinione in materia? Può ripagare in parte con un gesto apparentemente violento, ma che certamente non può paragonarsi alle sevizie che i soldati americani hanno riservato ai cittadini iraqeni e che tutti voi ricorderete, un uomo che ha permesso e permette che tutto quello che avviene in Iraq avvenga?
Io dico che non è solo possibile ma è anche doveroso. E intanto il giornalista non si è beccato solo accuse ma è stato anche violentemente malmenato dalla polizia iraqena che gli ha provocato la frattura degli arti superiori, l'incrinatura di alcune costole, la rottura di uno zigomo e contusioni varie su tutto il corpo. E dov'è in questo il concetto americano di "Freedom"? Ve lo dico io: l'America è libera in casa sua e in quella degli altri mentre gli altri sono liberi solo se l'America lo vuole.
E vissero tutti infelici e succubi.


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