
La domanda è ormai sempre più pertinente. Dopo le polpette al cartone, le costine di cane spacciate per agnello, gli hamburger con escrementi di topo, i vari prodotti scaduti, riconfezionati e rivenduti, arriva il parmigiano all'aroma di roditore.
E' di oggi la notizia che il NAS dei Carabinieri di Parma ha sequestrato a Reggio Emilia ben 2.021 forme del prelibato formaggio conosciuto in tutto il mondo. Tali forme, in parte stagionate e in parte in fase di stagionatura, per un peso complessivo di 80 tonnellate e per un valore in euro pari ad 800.000 sono state sequestrate a scopo cautelare per permettere la continuazione delle indagini dal momento che 29 delle forme incriminate presentavano segni di morsi di topi.
E' stato imposto allo stesso caseificio responsabile di distruggere le 29 forme suddette. Nel corso dell'ispezione si è potuto appurare che tutto il formaggio era stivato in un ambiente assolutamente malsano con presenza di escrementi e cadaveri di topi morti.
Si può ipotizzare che se non ci fosse stato l'intervento dei Carabinieri il formaggio in questione sarebbe stato commercializzato senza nessun tipo di problema in barba alle più elementari norme igieniche.
Ma la questione qui è un'altra. Se non ci si può fidare nemmeno dei marchi che rappresentano l'eccellenza del "made in Italy" nel mondo, come si può pensare di stare tranquilli acquistando prodotti che qualitativamente offrono standard più bassi?
Siamo in presenza di un mercato sempre più saturo e di imprenditori che non sanno nemmeno cosa sia una coscienza e che pur di vendere e ricavare profitti sono disposti a sacrificare la salute pubblica. E come sempre la nostra legislazione unita alla mancanza di controlli capillari ed efficaci permette che questo possa accadere sistematicamente.
C'è bisogno di un giro di vite e che i signori che vengono "beccati" a vendere cibi sofisticati vengano messi in condizione di non poter più nuocere attraverso la comminazione di sanzioni esemplari e la revoca delle varie licenze necessarie per l'esercizio di attività che prevedano somministrazione e vendita di derrate alimentari.
E' di oggi la notizia che il NAS dei Carabinieri di Parma ha sequestrato a Reggio Emilia ben 2.021 forme del prelibato formaggio conosciuto in tutto il mondo. Tali forme, in parte stagionate e in parte in fase di stagionatura, per un peso complessivo di 80 tonnellate e per un valore in euro pari ad 800.000 sono state sequestrate a scopo cautelare per permettere la continuazione delle indagini dal momento che 29 delle forme incriminate presentavano segni di morsi di topi.
E' stato imposto allo stesso caseificio responsabile di distruggere le 29 forme suddette. Nel corso dell'ispezione si è potuto appurare che tutto il formaggio era stivato in un ambiente assolutamente malsano con presenza di escrementi e cadaveri di topi morti.
Si può ipotizzare che se non ci fosse stato l'intervento dei Carabinieri il formaggio in questione sarebbe stato commercializzato senza nessun tipo di problema in barba alle più elementari norme igieniche.
Ma la questione qui è un'altra. Se non ci si può fidare nemmeno dei marchi che rappresentano l'eccellenza del "made in Italy" nel mondo, come si può pensare di stare tranquilli acquistando prodotti che qualitativamente offrono standard più bassi?
Siamo in presenza di un mercato sempre più saturo e di imprenditori che non sanno nemmeno cosa sia una coscienza e che pur di vendere e ricavare profitti sono disposti a sacrificare la salute pubblica. E come sempre la nostra legislazione unita alla mancanza di controlli capillari ed efficaci permette che questo possa accadere sistematicamente.
C'è bisogno di un giro di vite e che i signori che vengono "beccati" a vendere cibi sofisticati vengano messi in condizione di non poter più nuocere attraverso la comminazione di sanzioni esemplari e la revoca delle varie licenze necessarie per l'esercizio di attività che prevedano somministrazione e vendita di derrate alimentari.
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