
E così anche la vita di Eluana è arrivata al punto di non ritorno. Penserete senz'altro che a un punto di non ritorno in realtà ci fosse da moltissimi anni. Forse è come dite voi. O forse no.
Si può giustificare in tanti modi il gesto e le battaglie di una famiglia che non ce la faceva più a vedere il fantasma di una figlia, una bella ragazza, disteso in un letto d'ospedale; ogni giorno, per 17 lunghissimi anni, gli occhi dei genitori di Eluana hanno guardato il suo volto immobile e senza espressione cercando la forza per comprendere l'orrore in cui era costretta a vivere quella effimera farfalla senza ali. I primi giorni immediatamente successivi all'incidente, giorni terribili di angoscia, sono passati con la speranza che la giovane potesse tornare ad incrociare lo sguardo dei genitori con i suoi begl'occhi luccicosi. Vana speranza.
A quel tempo se ne è sostituito un'altro fatto di una consapevolezza sempre crescente che probabilmente Eluana non si sarebbe svegliata più. Non l'avrebbero più vista sorridere.
E allora anche i dubbi hanno assalito la famiglia Englaro: Eluana non risponde agli stimoli esterni, è in coma vegetativo. Cosa poteva escludere che in tutto questo lei non patisse atroci sofferenze? Non lo sapevano ed erano costretti a vivere con questa profonda tristezza che avvelenava le loro giornate. Ogni volta che vedevano quel viso innocente si sarebbero chiesti cosa era più giusto fare.
Intanto il tempo passava, lentamente. E in loro si faceva sempre più forte il desiderio di porre fine a quel martirio. Fino a che, ormai assuefatti al dolore, hanno iniziato il loro personale calvario con la giustizia, una giustizia che tra le sue maglie non contempla la dolce morte.
Ma quando tutto sembrava compromesso l'hanno spuntata; ce l'hanno fatta: hanno ottenuto la sentenza che gli ha consentito di sospendere terapie e nutrimento assistito di Eluana. Sono bastati pochi giorni e la mora dal sorriso raggiante, perché così ci hanno abituato a vederla in fotografia, si è abbandonata alla morte.
Fine di atroci e ingiustificate sofferenze o ardire spaventoso della volontà umana che prevale su una morale che vede chi compie un gesto del genere come un comune assassino di provincia?
E' difficile, tanto, troppo difficile rispondere a una domanda di tal cotta. E' una di quelle domande che, per il mistero che cela, sembra sovrastare l'umana conoscenza. Ed è sempre così quando la giustificazione per atti come quelli eutanasici deve essere cercata nell'etica. L'etica è per definizione un sentimento intimo e individualissimo che si vuole estendere per analogia all'universalità dei soggetti che diciamo umani. In effetti però niente come l'etica è così soggettivo ed opinabile. Ciò che sembra giusto a me può essere aberrante per un altro. Tant'è!
Non mi sento di giudicare. Non ne sono in grado. Ciò che posso dire è che si è trattato di una scelta che qualcuno condividerà ma che altri osteggeranno fortissimamente; e sarà così fino a che l'uomo si dovrà misurare con sfide di questa grandezza che cozzano violentemente con la sua natura finita.
Ciao Eluana
Si può giustificare in tanti modi il gesto e le battaglie di una famiglia che non ce la faceva più a vedere il fantasma di una figlia, una bella ragazza, disteso in un letto d'ospedale; ogni giorno, per 17 lunghissimi anni, gli occhi dei genitori di Eluana hanno guardato il suo volto immobile e senza espressione cercando la forza per comprendere l'orrore in cui era costretta a vivere quella effimera farfalla senza ali. I primi giorni immediatamente successivi all'incidente, giorni terribili di angoscia, sono passati con la speranza che la giovane potesse tornare ad incrociare lo sguardo dei genitori con i suoi begl'occhi luccicosi. Vana speranza.
A quel tempo se ne è sostituito un'altro fatto di una consapevolezza sempre crescente che probabilmente Eluana non si sarebbe svegliata più. Non l'avrebbero più vista sorridere.
E allora anche i dubbi hanno assalito la famiglia Englaro: Eluana non risponde agli stimoli esterni, è in coma vegetativo. Cosa poteva escludere che in tutto questo lei non patisse atroci sofferenze? Non lo sapevano ed erano costretti a vivere con questa profonda tristezza che avvelenava le loro giornate. Ogni volta che vedevano quel viso innocente si sarebbero chiesti cosa era più giusto fare.
Intanto il tempo passava, lentamente. E in loro si faceva sempre più forte il desiderio di porre fine a quel martirio. Fino a che, ormai assuefatti al dolore, hanno iniziato il loro personale calvario con la giustizia, una giustizia che tra le sue maglie non contempla la dolce morte.
Ma quando tutto sembrava compromesso l'hanno spuntata; ce l'hanno fatta: hanno ottenuto la sentenza che gli ha consentito di sospendere terapie e nutrimento assistito di Eluana. Sono bastati pochi giorni e la mora dal sorriso raggiante, perché così ci hanno abituato a vederla in fotografia, si è abbandonata alla morte.
Fine di atroci e ingiustificate sofferenze o ardire spaventoso della volontà umana che prevale su una morale che vede chi compie un gesto del genere come un comune assassino di provincia?
E' difficile, tanto, troppo difficile rispondere a una domanda di tal cotta. E' una di quelle domande che, per il mistero che cela, sembra sovrastare l'umana conoscenza. Ed è sempre così quando la giustificazione per atti come quelli eutanasici deve essere cercata nell'etica. L'etica è per definizione un sentimento intimo e individualissimo che si vuole estendere per analogia all'universalità dei soggetti che diciamo umani. In effetti però niente come l'etica è così soggettivo ed opinabile. Ciò che sembra giusto a me può essere aberrante per un altro. Tant'è!
Non mi sento di giudicare. Non ne sono in grado. Ciò che posso dire è che si è trattato di una scelta che qualcuno condividerà ma che altri osteggeranno fortissimamente; e sarà così fino a che l'uomo si dovrà misurare con sfide di questa grandezza che cozzano violentemente con la sua natura finita.
Ciao Eluana
1 commento:
Grazie per la vostra belle parole!
Ho detto che io sono la figlia e nipote di italiano, e durante il trattamento non molto bene la lingua, faccio del mio meglio per rispondere alle vostre piacevole commento.
Un migliaio di belle cose per voi ...
E mille benedizioni del Divino Signore ...
Il fascino ...
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